MARCO CARRARA CELEBRA 100 ANNI DI RAI

Dal rimpianto per il mancato selfie con la Carrà, allo show che avrebbe condotto con Costanzo: il presentatore ripercorre i suoi 13 anni di carriera e le sette decadi della tv di Stato (con un libro)

MARCO CARRARA CELEBRA 100 ANNI DI RAI
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Sarà che la massima che scandisce ogni sua giornata è che «Le persone soddisfatte di sé non sono molto intelligenti» (un adagio di cui gli fece dono Piero Angela, quando lo intervistò).
Sarà che si approccia al rutilante mondo dello spettacolo con la solerzia di un “magutto” del tubo catodico – sveglia alle 4.30, riunione di redazione alle 6 precise e poi via, con la diretta –  anziché atteggiarsi da star, come ci si aspetterebbe da una delle più brillanti stelle del firmamento di Mamma Rai.
Sarà che a sei anni “conduceva” i pomeriggi di Natale della sua famiglia, alternando partite di tombola a tornei di qualsiasi gioco di società gli capitasse tra le mani – sentendosi un po’ Bruno Vespa, un po’ Pippo Baudo – e che, a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto da grande, rispondeva, senza esitazione, che sarebbe diventato un presentatore TV.

Sarà per tutti questi sarà, che il destino di Marco Carrara da Nembro – classe 1992, giornalista professionista, conduttore e autore di “Timeline”, volto di “Agorà”, Cavaliere della Repubblica italiana, tra gli Under 40 più influenti del Bel Paese, secondo “Fortune” – in fondo, era già scritto.

A quell’ex enfant prodige, che con la mamma disquisiva dei dati di ascolti dei vari programmi, la Rai ha affidato l’incarico di ripercorrere i suoi 70 anni di tv, nonché i 100 di radio, con un incantevole volume – impreziosito da centinaia di immagini – intitolato “Tanti auguri” (edizioni Rai Libri). Un viaggio nel tempo intergenerazionale che, tra istantanee e aneddoti, fa affiorare ricordi finiti nell’oblio, e svela inediti dietro le quinte.

“Tanti auguri” omaggia, sin dal titolo, la regina della tv italiana: Raffaella Carrà.

«Mi mangio le mani quando ripenso all’unica volta in cui la sfiorai: era il 2016 e venne ospite a “Tv Talk”. Non appena si palesò in studio, Massimo Bernardini fece come per inchinarsi: lei scoppiò in una delle sue fragorose risate e aggiunse: “Tanto non ce la fai!”. Desideravo chiederle una foto, ma per pudore mi trattenni. Pensavo e speravo che ci sarebbero state altre occasioni per quel selfie».

Qual è la Carrà che appartiene, generazionalmente, all’immaginario di un Millenial?

«Il mio primo ricordo ha a che fare con “Carràmba! Che sorpresa”: era commovente vederla riunire famiglie di emigrati! Questo libro è stato l’occasione per approfondire anche la Carrà delle decadi precedenti: ho scoperto, ad esempio, che si deve a lei l’accensione di fasce orarie televisive che non esistevano. Come il mezzogiorno, che nacque con “Pronto, Raffaella?”».

È anacronistico che un ragazzo del 1992 – cresciuto quando già spopolavano le pay tv ed internet – si sia formato con la tv generalista.

«Mia madre – Maria Angela, casalinga, spettatrice onnivora e appassionata – mi ha trasmesso un approccio entusiasta, nonché critico: da sempre, tra una chiacchiera e l’altra, io e lei analizzavamo i vari programmi – cosa ci convincesse, cosa meno -, buttando un occhio perfino agli ascolti. Grazie a lei, ho realizzato quanto sia prezioso lo sguardo di chi – pur non essendo un addetto ai lavori – a forza di guardare la tv, ne decifra i meccanismi. È stata lei a spronarmi a mandare il curriculum a “Tv Talk”, nel 2011. Abbiamo un rito: ogni domenica mattina, non appena termina la puntata di “Timeline”, la chiamo: mi dice se le sono piaciuto e come le sono parsi gli ospiti. Ha uno spirito critico, che prescinde dal coinvolgimento emotivo: in questo periodo, per dire, non fa che riprendermi per come mi vesto; sostiene che l’oversize lo porti solo io, vorrebbe indossassi capi più slim. Al contrario, per mio padre – Giuseppe, vigile del fuoco in pensione – sono sempre bravissimo, a prescindere. Sono fortunato, perché la mia famiglia mi ha sempre supportato: ora, alla mia fanbase, si è aggiunta anche la maggiore delle mie nipotine, Sofia, che si vanta con le amichette della mia amicizia con Carolina Benvenga (voce di canzoni per bambini e conduttrice di Rai YoYo, ndr)».

Ricostruire 70 anni di tv di Stato è un’impresa titanica.

«L’aspetto più emozionante è stata la ricerca fotografica: le teche Rai sono straordinarie, permettono di viaggiare nel tempo. Ho voluto raccontare la tv anche attraverso altri punti di vista: da qui, la decisione di mostrare il dietro le quinte, tra maestranze e camici bianchi. Volevo che il pubblico facesse la conoscenza di quel mondo».

Uscito il 2 di ottobre, “Tanti auguri” è stato primo in classifica su Amazon, nella categoria “tv e radio”. Segno che i lettori apprezzano l’”Effetto madeleine”.

«Per me ha rappresentato sia un viaggio nel tempo, che una corsa contro il tempo: ho avuto meno di dieci mesi per realizzarlo! Purtroppo, per motivi di spazio, qualcosa ho dovuto sacrificare: chiedo nuovamente scusa a chi, a malincuore, non ho potuto inserire nelle 270 pagine di storia del servizio pubblico».

Sostiene che ognuno abbia ben scolpita un’edizione straordinaria del TG.

«Ricordo come fosse ieri l’interruzione della “Melevisione” per il crollo delle Torri Gemelli, l’11 settembre 2001. Avevo 10 anni e capì immediatamente che, davanti ai miei occhi, si stava scrivendo una pagina di storia: presi dal cassetto una VHS vuota, la inserì nel registratore e schiacciai “REC”».

Il programma del cuore?

«Tanti. In vetta alla classifica, metterei quelli di Piero Angela: portare la scienza sul piccolo schermo è stato un passo straordinario. A mio avviso, è stato il divulgatore più bravo della storia. Quando gli chiesi di venire ospite da me, a “Timeline”, accettò subito, di buon grado, senza farsi pregare. Angela è stato ineguagliabile: per conduzione, preparazione ed empatia. Quando si congedò, mi regalò la frase di cui, da allora, faccio tesoro: “Le persone soddisfatte di sé non sono molto intelligenti”. È proprio così: nessuno è perfetto e non dobbiamo mai sentirci arrivati».

Angela a parte, il conduttore preferito?
«Fabrizio Frizzi: un uomo per bene, popolare, amato dal pubblico. Capace di gesti di rara generosità: faceva tanta beneficenza, senza mai sbandierarla».

Uno show epico?

«Tutti i Sanremo condotti da Pippo Baudo. Inventò il ruolo delle due conduttrici – la bionda e la mora –, fu il primo a portare in Italia super ospiti di fama mondiale – penso a Madonna o ai Queen – e a trasformare il festival della canzone in uno spettacolo internazionale e contemporaneo. Immenso: anche nella sua innata eleganza».

Chi deve ringraziare per la sua sfolgorante carriera?

«Su tutti, Massimo Bernardini: il primo a credere in me, promuovendomi a redattore, prima, e inviato, poi. Ho ripagato lui – e tutti gli adulti che hanno visto una luce in me – impegnandomi all’inverosimile: ho continuato a studiare, leggere, cercando di instaurare rapporti cordiali e rispettosi con i colleghi. Benché abbia 32 anni, rimango fedele a quel bambino di sei anni che diceva di voler diventare un conduttore televisivo. Il fil rouge della mia vita è sempre stato uno: rincorrere quel sogno. Quando mi chiamano per parlare nelle scuole, ripeto allo sfinimento ai ragazzi che incontro di non scoraggiarsi, di lottare per realizzare i propri desideri: perché, alla lunga, l’impegno ripaga. Sempre».

Con Riccardo Zanotti, dei Pinguini Tattici Nucleari, siete molto amici.
«Siamo pressoché coetanei e originari di due comuni limitrofi, eppure ci siamo conosciuti soltanto nel 2020, dopo il loro exploit a Sanremo. Da allora, è iniziata una sorta di fratellanza: appena riesco, vado ai loro concerti. Essendo, di base, due Millenial, siamo su Facebook: rido, ogni volta che mi mette un like, come una vecchia zia. E dire che è una superstar!».

Da aprile è Cavaliere della Repubblica italiana.

«Un’emozione indescrivibile: la più grande della mia vita. Impossibile tradurre, a parole, ciò che ho provato quel giorno».

Con Maurizio Costanzo, stavate lavorando a un format che avreste condotto insieme: “MC”, come le vostre iniziali.

«Un progetto tra passato, presente e futuro – un confronto tra un mostro sacro della tv e una giovane promessa – del quale, però, non voglio rivelare null’altro, perché confido che un giorno prenda vita».

L’ospite dei sogni rimane sempre Veronica Lario?

«Ne ho tantissimi: lei è sicuramente uno di questi. Credo sia una figura estremamente affascinante: è stata una delle protagoniste assolute dello scenario politico – nonché legato al costume – del nostro Paese per decadi, eppure di lei si conosce a malapena la voce. Non ha mai voluto parlare, ad eccezione dell’intervista concessa a Maria Latella lo scorso marzo».

Cosa c’è nel suo futuro?

«Spero di continuare così: a vivere il mio sogno ed esaudire i miei desideri. Intervistare quel personaggio tostissimo che non va mai in tv, portare a casa una puntata difficile, condurre qualcosa di nuovo».

Rossella Martinelli