L’EDEN DI LILLI SANCINELLI, UN’OASI VERDE PER CORPO, MENTE E SPIRITO

Al motto di «Se nutri la Terra, la Terra ti nutrirà», la moglie del patron della Montello ha dato vita, sette anni fa, alla «Casa dei Semi antichi»: un luogo magico, in cui si trasmettono antichi saperi 

L’EDEN DI LILLI SANCINELLI, UN’OASI VERDE PER CORPO, MENTE E SPIRITO
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Per due decadi ha spiegato ai “suoi” bambini e ai loro genitori come, in fondo, l’orto fosse metafora della vita stessa, perché lì – tra erbe, fiori e frutti – è riassunto tutto il senso dell’esistenza: il rispetto dell’altro e della Madre Terra, la ricchezza che si cela nella diversità, il valore dell’attesa, l’importanza della cura e della responsabilità.

Ecco perché, a chiunque la conosca, appare naturale che il lungo cammino da pedagogista di Lilli Ferrari in Sancinelli sia culminato nella “Casa dei Semi antichi” alla quale, dal 2017, dedica la stessa cura, amore e pazienza, che per vent’anni ha riservato ai piccoli alunni della scuola dell’infanzia Gioiosa di Bergamo (per i quali era semplicemente “Nonna Lilli”).

Oggi è la padrona di casa di un paradiso terrestre di 3mila metri quadri, che sorge accanto alla Montello Spa (l’azienda del marito, Roberto, che con la moglie condivide da sempre uno sguardo attento nei confronti dell’ambiente), votato alla coltivazione di ortaggi, frutta, erbe, e che contempla aule didattiche, un “Pollaio felice” (le cui galline muoiono soltanto di vecchiaia), un “Reame delle api” (con tanto di “bio hotel”, per quelle solitarie, e le cui arnie, nel 2023, hanno prodotto 170 chili di miele), una geodetica (nel momento della nostra visita è allestita una mostra fotografica, ma è anche sede di incontri con medici, naturopati e musicoterapeuti) e tanto altro.
Un percorso sviluppato per nutrire mente, spirito e corpo, perché – come recita un murales all’entrata, opera di Lilli stessa – «Se nutri la Terra, la Terra ti nutrirà».

«Questo non è solo un orto – esordisce, orgogliosa, mentre illustra le tante attività di quello che, a tutti gli effetti, pare essere il suo quarto figlio -. È un luogo di rigenerazione e benessere – mentale, fisico e spirituale – per non perdere l’immenso patrimonio umano di cui noi tutti siamo eredi. Uno spazio culturale, multifunzionale, nel quale trasmettere e ricevere conoscenze legate all’incontro con Madre Natura, creando un ponte con le nuove generazioni. Ospitiamo seminari con coltivatori biologici, permacultori, omeopati, fitopreparatori, operatori olistici, così come pratiche di musicoterapia, bagni di Gong o corsi di ikebana (di cui è maestra, ndr). Inoltre, insegniamo ai bambini – abili e diversamente abili – a coltivare la terra, partendo dal seme, fino ad arrivare alla raccolta e alla dissemina».

 Come è nata l’idea di creare la “Casa dei Semi antichi”?

«Nel 2017 ho concluso la mia lunga esperienza come presidente della scuola dell’infanzia Gioiosa. Era una fase di grandi cambiamenti e mi chiesi quali fossero stati i cardini della mia vita, fino ad allora: la risposta fu semplice, perché le mie due passioni sono sempre state la natura e i bambini. Perciò, mi dedicai allo studio: mi iscrissi a un corso di agricoltura biointensiva e mi si aprì un mondo: si tratta di un metodo molto diffuso in Messico, Bolivia e, in generale, America Latina, che garantisce l’autosufficienza alimentare della comunità, incrementando la fertilità del suolo, ottimizzando piccoli spazi (di 1,25 metri per 8 metri) nei quali si coltivano legumi, cereali e zucche o zucchine, contemporaneamente. Insomma: è la formula perfetta per garantire la sostenibilità futura».

Da dove nasce la scelta dei semi antichi?
«Sono un richiamo a tutto ciò che è in disuso: ma “antico” è anche un riferimento ai valori fondamentali dell’uomo. Nei tempi bui, quando ci interroghiamo sulla nostra esistenza, ci rifugiamo nelle sacre scritture, poiché racchiudono il senso di ogni cosa: che siano i Veda, i testi taoisti o quelli della tradizione zen. Siamo tutti accomunati da questa sete di tornare alle origini, alla nostra matrice primaria, per scoprire i perché della vita. È la necessità di risalire la corrente, per trovare un appiglio a cui affrancarsi».

Questo luogo sembra il suo, di appiglio.

«Mi ha letteralmente salvato, nel febbraio del 2020, quando mio marito contrasse il Covid e rimase in ospedale per due mesi, in gravissime condizioni. Trascorrevo le mattine tra un reparto e l’altro, cercando qualche medico con cui parlare, nella speranza che arrivassero buone nuove. Poi, correvo qui. In quelle lunghe settimane, ho fatto un centinaio di cassette di semine: era il solo modo per distogliere il pensiero, in un momento di forte dolore».

Nelle aule didattiche che sorgono su quest’area non è raro che ospitiate eventi di natura medica.

«Di recente, c’è stato un interessante incontro sul metodo Bates: aiuta a ridurre e persino curare difetti visivi quali miopia, astigmatismo e presbiopia, attraverso esercizi di ginnastica oculare. Io, ho poi una predilezione per tutto ciò che riguarda la “Spagiria”: un’antica disciplina alchemica che utilizza le erbe medicinali e le applica, basandosi sull’astrologia e l’astronomia. Me l’ha insegnata un bravissimo fitopreparatore e varrebbe la pena fosse più conosciuta, ma mi imbatto continuamente nella perdita di conoscenze alla base della società contemporanea».

La perdita di sapere conduce, inevitabilmente, a un impoverimento non soltanto culturale.

«L’ho toccato con mano qualche mese fa: Bassano del Grappa ospita da anni una mostra-mercato di semi e piante antiche. Ci ero stata nel 2019, rimanendo abbagliata dalla zona dedicata alle patate: più di 400 tipologie diverse di sementi, su un totale che sfiora le 800 varietà. Ecco, sono ritornata per farne incetta e, con immensa delusione, ho scoperto che non c’era più nulla. Non perché fossero andate a ruba ma poiché, al contrario, al mercato non era interessate: e tutto, in ambito economico, si basa sulla domanda. Ma ciò che trovo pericoloso è che questa visione approssimativa sia stata applicata anche agli essere umani: la semplificazione sembra aver la meglio sulla ricchezza e la molteplicità, che risiedono nella diversità. Stiamo attenti a non perdere le nostre qualità portanti, a non omologarci: rendiamoci conto del nostro valore, perché tutti quanti valiamo».

La “Casa dei Semi antichi” è piena di luoghi ed elementi simbolici.

«Considero importantissimo creare una connessione con la nostra anima. Io amo sedermi – soprattutto al tramonto – all’interno della “genesa” (un simbolo geometrico sacro che consiste in quattro cerchi intrecciati che formano una sfera, a sua volta composta da sei quadrati e otto triangoli, ndr): è sufficiente cercare di fare vuoto nei pensieri, per ritrovarsi al centro di un movimento circolare di forti vibrazioni energetiche, tra il proprio io e tutto ciò che lo circonda. Amo particolarmente anche la zona del fuoco, intorno alla quale ci riuniamo durante l’equinozio di autunno; tra canti e balli, buttiamo nel fuoco quello che – a livello emotivo e mentale – sentiamo vada buttato e trasformato, giacché ci nuoce. Un rituale fortemente simbolico, per regalarci un  rinascita».

Rossella Martinelli