CONFESERCENTI BERGAMO, LA VISIONE DI ANTONIO TERZI: «IL FUTURO DEL COMMERCIO TRA INNOVAZIONE DIGITALE E IDENTITÀ LOCALE»

l Presidente di Confesercenti analizza l’eredità del post-pandemia e la spinta dell’e-commerce: «Il digitale non è un nemico, ma va governato per proteggere il valore sociale e la storia delle nostre vetrine di vicinato».

CONFESERCENTI BERGAMO, LA VISIONE DI ANTONIO TERZI: «IL FUTURO DEL COMMERCIO TRA INNOVAZIONE DIGITALE E IDENTITÀ LOCALE»
  • Economia

Nel panorama economico della provincia di Bergamo, Confesercenti si conferma un pilastro fondamentale per il terziario, il commercio e il turismo. L’associazione opera come un punto di riferimento strategico per migliaia di attività, dai negozi di vicinato delle valli alle realtà più strutturate del capoluogo, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo economico e sociale di chi rende vivi i nostri centri storici. L’impegno di Confesercenti Bergamo si sviluppa su due fronti complementari. Da una parte, la rappresentanza istituzionale garantisce un dialogo costante con gli enti locali per affrontare temi cruciali come la pressione fiscale e la semplificazione burocratica; dall’altra, l’associazione agisce come acceleratore di crescita, offrendo supporto concreto per l’accesso ai bandi, la formazione e la digitalizzazione delle imprese. In un contesto di rapide trasformazioni, Confesercenti non si limita alla tutela dell’esistente, ma traccia le coordinate per il futuro dell’economia orobica. È in questa cornice che abbiamo incontrato il Presidente Antonio Terzi -nonché presidente del sindacato italiano dei Librai e anche di Impresa e Territorio-  per approfondire le sfide e le visioni che guideranno l’associazione nei prossimi anni.

Presidente, gli ultimi anni sono stati segnati da sfide senza precedenti, a partire dall’emergenza sanitaria che ha cambiato profondamente le abitudini di acquisto. Qual è oggi lo stato di salute del commercio bergamasco e quali sono le minacce principali per i negozi di vicinato?

«Certamente veniamo da un periodo di trasformazioni radicali. Il post-Covid ha accelerato un cambiamento già in atto nelle aspettative dei consumatori, che si sono mossi massicciamente verso nuove modalità di acquisto. La criticità maggiore che osserviamo oggi sul territorio è la desertificazione commerciale. Questo fenomeno è strettamente legato alla disintermediazione: i piccoli negozi di vicinato subiscono una pressione fortissima, schiacciati tra la potenza della media e grande distribuzione e, soprattutto, dall’espansione del commercio online.  Il rischio non è solo economico, ma sociale, perché quando chiude una vetrina si spegne un pezzo di vita della nostra comunità».

In che modo Confesercenti affronta la sfida del digitale e la concorrenza sempre più serrata dell’e-commerce?
«L’approccio della nostra associazione è chiaro: essere rappresentativi non significa avere un atteggiamento retrogrado o di chiusura verso l’innovazione. Al contrario, il nostro compito principale è far comprendere alle attività che il digitale non è necessariamente un nemico da combattere, ma uno strumento da governare. Non possiamo ignorare il cambiamento dei tempi; dobbiamo invece accompagnare i commercianti in un percorso di evoluzione dove la tradizione del negozio fisico e le opportunità del web possano convivere. Essere al passo con i tempi è l’unica via per restare competitivi e attrattivi agli occhi di un consumatore sempre più evoluto».

Lei è anche presidente di Imprese & Territorio che riunisce 10 associazioni diverse per settore e storia. Qual è la sfida più difficile nel far parlare con una voce sola realtà che vanno dall’agricoltura all’autotrasporto?

«La sfida è stata definire un nuovo equilibrio che desse maggiore attenzione e, soprattutto, un peso specifico superiore alla piccola impresa all’interno dei tavoli decisionali. Questo è il mandato principale che ci siamo dati e che stiamo portando avanti con determinazione. È un lavoro complesso ma stimolante, svolto in totale sinergia con le altre associazioni proprio perché l’obiettivo è comune: garantire che chi rappresenta l’ossatura economica del nostro territorio non sia solo ascoltato, ma diventi protagonista delle scelte strategiche. Nonostante le differenze settoriali, abbiamo capito che la tutela del valore imprenditoriale locale è il collante che ci permette di parlare con una voce sola e autorevole».

Una delle iniziative più amate e longeve del territorio è la Fiera dei Librai, che quest’anno taglia il traguardo della 67ª edizione. Che valore ha per Bergamo questo appuntamento?

«La Fiera dei Librai, la più antica d’Italia, è un pilastro della nostra identità culturale. L’edizione di quest’anno, in programma dal 18 aprile al 3 maggio sul Sentierone, si presenta con il claim ‘Volti a leggere’, un invito a scoprire come la lettura possa trasformare la nostra prospettiva sul mondo. Con oltre 130 incontri e 50 mila titoli, la Fiera trasforma il cuore di Bergamo in una grande libreria a cielo aperto. Accanto ai grandi nomi del panorama nazionale, come Mario Calabresi, Walter Veltroni e Francesca Mannocchi, manteniamo un forte legame con il territorio e i librai indipendenti. Per Confesercenti, sostenere questo evento significa investire in una socialità sana e colta, capace di rendere il centro cittadino vivo e attrattivo»